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Titolo: Due amici al…

Cow-t 9, settima settimana, M11.
Prompt: “Il Matto”
Numero parole: 670
Rating: Giallo
Fandom: Originale

Introduzione: Due amici chiacchierano delle disavventure amorose di uno dei due
Genere: Comico
Coppia: Ehhh… ad esserci c’è, ma… boh!

Avvertimenti: Nessuno

 

--- --- ---

 

 

È da poco passato mezzogiorno, è una bella giornata e due amici se ne stanno tranquilli, seduti uno al fianco dell’altro sulla panchina del giardino di una grande villa.

Uno dei due ha un’aria affranta e dice all’altro, dopo essersi abbandonato in un profondo sospiro:

“Ahhh, amico mio, non so davvero come ho fatto a cadere tanto in basso.”

“Non avrai tentato di nuovo di riguadagnare la fiducia dei tuoi nonni per rientrare nel testamento, spero?”

“No, no, insomma, a tutto c’è un limite.”

“Menomale, perché devo ammettere di aver trovato piuttosto inquietante la tua idea di costruir loro la tomba di famiglia proprio nel giardino della loro casa. Capisco le buone intenzioni, ma credimi era un gesto facilmente male interpretabile. A tuo nonno è venuta l’orchite a furia di toccarsi per fare gli scongiuri. Per non parlare poi del motivo per cui ti hanno tolto dal loro testamento.”

“Quello, in confronto a quanto mi è successo, è nulla, credimi. Dopo questa mi vergogno perfino a tirare la testa fuori di casa.”

“Addirittura? Dai non può essere peggio della volta che dicevi di aver bisogno di affetto e compagnia e io e gli altri ti abbiamo consigliato la pet therapy e tu hai deciso di prendere un pony, pensavano al piccolo cavallo da passeggio non a quel povero disgraziato che hai rapito dal motorino.”

“Non ricordarmelo! Ma no, questa volta è davvero peggio.”

“Peggio? Peggio di voler seppellire prematuramente i tuoi parenti anziani e sellare un povero malcapitato?”

“Credimi, ho perso sul serio la testa!”

“Guarda non stento a crederlo, ma posso assicurarti che non è esattamente da un giorno che è avvenuto.”

“Ti rammenti quando ti ho detto di essermi innamorato, ma che non potevo dirti di chi, perché era troppo imbarazzante?”

“Ah-ha!”

“Vedi è che sono innamorato alla follia. Non dormo più, non mangio più, penso solo a come potremo essere felici insieme.”

“Non mi sembra tanto grave da non poter più uscire di casa, mi sembri un po’ troppo severo con te stesso questa volta.”

“Dici?”

“Ma certo! Non continuare a torturarti così, può capitare a tutti di innamorarsi in maniera morbosa, non è un problema. Basta rendersene conto e mi sembra che tu sia già sulla buona strada.”

“Non capisci, è che... insomma da qualche giorno a questa parte mi era presa questa fissazione di avere un figlio insieme e… come te lo posso spiegare. Lei non schioda mai dal posto di lavoro, fa orari assurdi. Pensa, lavora anche di notte e io non ci ho visto più, così ho pensato di approfittare di un momento cui ero sicuro fosse sola per averla. Quindi ieri notte sono uscito di nascosto e…”

“Non dirmelo, è arrivato il suo capo o un cliente.”

“Magari fosse solo questo! Vedi il fatto è che lei lavora in piazza e…”

“Aspetta! Quale piazza? Non sarà quella bella piazza infondo alla via?”

“Sì, proprio quella.”

“Un attimo, amico, non sarai il tizio che hanno trovato con i gioielli di famiglia incastrati nello sportello del Bancomat?”

 

Un sospiro arreso da parte del malcapitato. “Ora capisci perché non posso più farmi vedere in giro? Tutti hanno visto la misura della mia passione.”

“Ok, è attestato, con te la parola imbarazzante assurge a nuovi significati!” Commentò l’altro sgomento. “Ma si può sapere come hai potuto anche solo pensare di avere un figlio da uno sportello del Bancomat?”

“Che ti devo dire, ha tutto: denaro, un’ottima posizione, vive per il lavoro, non parla molto, ma certo…”

 

“Signori, ecco a voi le vostre medicine.” Si avvicinò gentile una donna vestita di bianco, dal bel sorriso con un’adorabile cuffietta candida sulla folta capigliatura bionda.

“Grazie, cara”, rispose l’innamorato, mentre l’altro si limitò a sorridere.

“Ts, amico mio, e tu che ti lamenti, sono altri i problemi”, criticò poi, non appena la donna si fu allontanata, “guarda la povera Ilde, continua a chiamarmi signore, sono anni che la conosco e ancora non ha capito che sono un gatto.”

“Ahhh! Come hai ragione, viviamo proprio in una gabbia di matti!”

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