Fratelli

Mar. 31st, 2019 07:12 pm
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Titolo: Fratelli

Cow-t 9, settima settimana, M5.
Prompt: “Spirito”
Numero parole: 3260
Rating: Verde
Fandom: The Legend of Korra

Introduzione: Rohan non capisce perché debba starsene seduto meditare tutta la mattina.
Genere: Generale, Slice of Life
Personaggi: Ikki, Jinora, Meelo, Rohan, Tenzin.
Avvertimenti: nessuno

 

--- --- ---

 

 

Era una bella giornata, veramente una gran bella giornata, una di quelle in cui scappare per correre a piedi nudi sull’erba fino alla spiaggia, per poi gettarsi in mare. Questo pensava Rohan, sbirciando con un occhio solo il lido dell’Isola dell’Aria, dall’alto della veranda a pagoda che il padre aveva adibito a luogo di meditazione per lui e gli altri Erranti dell’Aria.

 

“Rohan, concentrati”, giunse il primo richiamo del padre che lo portò a richiudere quel suo unico occhio aperto.

 

I raggi di sole che arrivavano fin sotto il pergolato e accarezzavano le gambe del piccolo monaco erano caldi e piacevoli e una brezza leggera, passando attraverso il boschetto di conifere, portava con sé il profumo della resina rubato agli alberi più giovani.

Rohan si lasciò sfuggire un sospiro.

 

“Rohan”, ed ecco un nuovo richiamo.

 

Chiudere gli occhi non era servito a molto. Tutto in quella giornata sembrava lo chiamasse, dal cinguettare degli uccellini allo squittire dei lemuri dell’aria dalla coda anellata che li osservavano curiosi dagli alberi più alti del giardino e che si affacciavano a lato di quella veranda.

Al bambino venivano in mente mille cose da poter fare, sicuramente più divertenti che stare lì, seduto composto accanto ai suoi fratelli a cercare di non pensare a nulla, quando invece fantasticare era la cosa più bella del mondo, dopo correre a perdifiato, respirare a pieni polmoni l’aria mattutina, bighellonare e giocare.

 

Sbuffò quasi senza accorgersene e “Rohan, riesci a stare concentrato almeno per un secondo?” arrivò alle sue orecchie, più dura delle volte precedenti la voce del padre.

 

“Ma papà”, aprì gli occhi, voltandosi verso il genitore, nel tentativo di spiegare le sue ragioni.

“Che devo fare con te? Guarda i tuoi fratelli, dovresti prendere esempio da loro”, rincarò Tenzin portando stancamente le dita a stringere la base del naso.

“Beh, scusami se non ho la testa vuota come loro”, sfuggì alle sue labbra senza che quasi se ne accorgersene.

Rohan!” Il padre lo guardò con disapprovazione.

A quel nuovo richiamo, più alto degli altri, i suoi fratelli e il resto dei monaci si voltarono verso di lui.

 

Il bambino non voleva davvero offendere nessuno, ma quell’atteggiamento del padre e gli occhi accusatori con i quali lo stava guardando in quel momento gli avevano fatto, e gli stavano continuando a far perdere la pazienza e saltare i nervi.

 

Rohan, Rohan, Rohan, sempre Rohan”, urlò scattando in piedi. Le gote in fiamme per la rabbia e per gli sguardi che sentiva puntati su di lui. “Sai che c’è papà? Non sono perfetto come i miei fratelli. Sono solo quello che vedi: una terribile delusione. Una totale perdita di tempo, tanto vale che mi lasci stare.”

 

“Ma Roh…” Tenzin non terminò la sua frase; il bambino si era voltato ed era fuggito via prima che potesse fare qualunque cosa, rimase così imbambolato, immobile per alcuni secondi.

 

Un vociare sommesso cominciò a dilagare tra i presenti, più o meno sconvolti dall’acaduto.

 

L’espressione di Tenzin si fece d’un tratto più severa, cominciando a camminare nella direzione verso la quale era fuggito il figlio.

“Continuate con la meditazione”, disse ai suoi allievi, arrivato ai gradini del patio.

Una mano sulla spalla però lo costrinse a frenarsi e voltandosi, trovò ad attendere il suo sguardo gli occhi castani di sua figlia maggiore.

Jinora lo guardava con dolcezza e con un sorriso rassicurante sul viso, dietro di lei anche Ikki e Meelo sorridevano seppur con la loro solita e indomita strafottenza.

 

“Lascia fare a noi”, gli disse la ragazza.

“Parlo per esperienza, papà, se ti dico”, intervenne Meelo, puntandosi un pugno contro un fianco e assumendo un’aria saccente, “che in questo momento sei l’ultima persona che ascolterebbe.”

Tenzin si ritrovò ad abbassare lo sguardo pensieroso e preoccupato.

Annuì qualche attimo dopo, lentamente, arreso a quell’evidenza.

“Vi rendete conto?” Se la ghignò divertita Ikki, portandosi entrambe le mani alla vita, “quel moccioso ci ha dato delle teste vuote”, fece una breve pausa prima di illuminare lo sguardo e portare e intrecciate le mani tra loro accanto al viso, “Sta diventando grande!”

 

In effetti Rohan stava davvero crescendo, stava valutando con occhi diversi e una curiosità crescente tutto quello che aveva attorno e, sopra ogni cosa, rimaneva un dominatore dell’aria, uno spirito libero e il suo animo non faceva che ricordarglielo attimo dopo attimo, momento dopo momento, costantemente.

 

 

Il bambino aveva cessato la sua fuga sulla cima della rupe più alta dell’isola, che precipitava a strapiombo sul mare. Se ne stava seduto, raggomitolato su se stesso, abbracciandosi le ginocchia. Davanti a lui il promontorio di Citta della Repubblica e la magnificente cupola di vetro dello stadio di Dominio Sportivo dominavano il paesaggio, ma nei suoi occhi c’erano solo lacrime e delusione.

 

“Ehi mostriciattolo!” arrivò inaspettatamente la voce di Meelo che si lasciava cadere seduto accanto a lui pesantemente e senza alcuna premura. Il tono era divertito. “Chi sarebbero le teste vuote?”

 

Rohan sobbalzò appena all’arrivo del fratello, cercando di non darlo a vedere, tirando su con il naso e stringendosi di più alle ginocchia. Nel mentre anche le sue sorelle gli si sedevano accanto, dal lato opposto a quello di Meelo e sicuramente con un’accortezza maggiore, non che in effetti ci volesse molto ad essere più delicati del fratello.

 

“Non lo penso veramente”, bofonchiò con tono remissivo, asciugandosi gli occhi umidi di pianto.

“Lo sappiamo”, arrivò calda la voce di Jinora.

Come sempre, la sua sorellona era gentile con lui e lui aveva ripagato quella sua dolcezza dandole della testa vuota. Il solo pensiero gli imperlò nuovamente gli occhi di lacrime.

“Mi dispiace”, disse ancora sul filo del pianto, mentre Jinora scattava ad abbracciarlo teneramente, costringendolo ad abbandonare ogni resistenza, facendolo scoppiare così di nuovo in lacrime.

“Papà mi odia”, mugugnò tra le braccia della ragazza.

“Naaa, papà non odia nessuno, al massimo un po’ lo zio quando fa lo sciocco, ma certo non te”, spiegò Meelo, gettandosi sdraiato sull’erba, incrociando le braccia dietro la testa solo per osservare il cielo.

 

Lentamente il pianto del bambino sembrò quietarsi.

Jinora lo liberò dal suo abbraccio quando lo vide pronto a spiegare le sue ragioni.

“Mi dispiace tanto, io non voglio far arrabbiare papà, ma… mi irrita così tanto. Non vuole capire che io non sarò mai come voi”,

“Come noi?” domandò Ikki perplessa.

Il bambino annuì. “Non sono fatto per sopportare tutta questa disciplina, non mi riesce di starmene seduto impalato, mentre…”

“Mentre fuori è una così bella giornata”, lo anticipò Meelo.

Rohan si voltò trovandosi ad annuire istintivamente al fratello.

Meelo era sdraiato placidamente, ma mostrava un sorriso divertito in volto.

“Io non sarò mai come voi”, riprese con fare accorato Rohan, portandosi una mano al petto, “non sono intelligente come Jinora, elegante come Ikki o forte come te, Meelo.”

 

Ikki non riuscì a trattenere una risatina. “Quindi pensi che io sia aggraziata? Ti rivelo un segreto”, intervenne, abbassando la voce con fare circospetto, “alla tua età ero goffa come un sacco di patate.”

“Ed io”, aggiunse Meelo, sollevando le gambe per poi darsi lo slancio necessario a tornare seduto di colpo, “non facevo che addormentarmi durante gli esercizi di meditazione.”

“Era un asso, in questo”, intervenne Jinora con un risolino, “riusciva a dormire rimanendo nella perfetta la posizione del loto e credimi non è cosa da tutti!” La sorella gli fece l’occhiolino, prima di continuare: “Ed io, sai Rohan, non facevo che fare la saccente. Ritenevo tutti degli idioti.”

“Vero, eri la migliore in quello, sorella!” La prese in giro Meelo.

“Davvero?” chiese il bambino con fare meravigliato, asciugandosi il viso con la manica della tonaca.

“Parola di sorella maggiore!” esclamò Jinora, sorridendogli.

“Io credevo agli unicorni, alle pentole d’oro alla fine dell’arcobaleno e agli amori a prima vista!” aggiunse Ikki, incrociando le braccia al petto.

“Ehi, gli amori a prima vista sono una cosa seria, non scherziamo!” commentò rapido Meelo.

 

Rohan sfiorò con lo sguardo uno per uno i suoi fratelli, prima di abbassare il capo amareggiato.

“Cosa c’è adesso?” chiese Jinora alla quale quel gesto non era passato inosservato.

“Come… come avete fatto? Come siete riusciti a diventare così bravi?”

Bravi?” esordì Meelo, accennando un ghigno e tornando a intrecciare le dita delle mani dietro la nuca. “Avete sentito, sorelline? Dice che siamo bravi?”

Ikki sorrise e rispose per prima. “Basta avere le giuste motivazioni.”

 

“Ma che motivazioni ci possono essere per riuscire a farti stare seduto immobile per ore”, brontolò Rohan con rassegnazione.

“Come quali?” intervenne Jinora, “Entrare in contatto con il nostro io interiore, con il nostro spirito, papà non fa che ripelo.”

“Sì, va bene, ma… che vuol dire? Insomma che cambia se entro o meno in contatto con lo spirito?”

I fratelli ridacchiarono divertiti dopo essersi scambiati uno sguardo d’intesa.

 

Che c’è da ridere?” sbottò il bambino, intrecciando le braccia energicamente e sbuffando dal naso.

“No, no, non ridiamo di te, ma di papà”, arrivò la spiegazione di Jinora, “non fa che ripeterlo, non fa che ribadire che dobbiamo ampliare le nostre capacità, lasciare fluire l’energia attraverso i Chakra, ma in effetti non è mai stato troppo chiaro neanche a nessuno di noi quando eravamo bambini.”

“Quindi?” soffiò Rohan.

 

Per l’ennesima volta i fratelli si guardarono tra loro.

 

“Da dove possiamo cominciare, vediamo…” prese la parola Jinora, sollevando lo sguardo al cielo terso e ticchettandosi un dito sulle labbra. “Le pratiche meditative servono per dominare lo spirito.”

“Dominare? Come un elemento?”

“In realtà, Rohan, lo spirito è proprio questo: un elemento.” Il bambino guardava la sorella con occhi sorpresi. “È energia, come ogni altro dominio, ma un’energia più sottile e gentile. Talmente gentile da poter essere utilizzato da chiunque lo voglia conoscere, ma così tanto sottile e impalpabile che raggiungerlo a volte più difficile del dominarlo.”

“Non ho mai sentito parlare di dominatori dello Spirito. Di spiriti sì, ma non di dominatori dello spirito, no no!” la interruppe Rohan, dubbioso.

“Jinora”, intervenne Meelo, “a volte parli più complicato di papà!”

La ragazza guardò malissimo il fratello, ma dovette sospirare arresa notando l’espressione interrogativa che aleggiava sul volto di Rohan.

“Va bene, vediamo se riesco a farla più semplice”, riprese. “Tutti possono dominare lo spirito con un po’ di pratica, compresi i non dominatori. Essendo accessibile a tutti e non elitario, non crea un’eccezione quindi…”

 

“Te la faccio io veramente semplice”, disse Ikki, bloccando la spiegazione della sorella maggiore che sbuffò infastidita. “Tutti usiamo le mani, ma questo non ci rende dominatori delle mani. Lo spirito fa parte di noi, proprio come mani, piedi, occhi, naso, bocca e capelli. Per chi ce li ha chiaramente! Capito?”

Il bambino annuì. “Ma a che serve dominarlo?”

 

“Nei non dominatori li aiuta ad ampliare le loro capacità. I loro sensi vengono aumentati così e la loro resistenza. Nei dominatori avviene lo stesso”, tornò a spiegare Jinora, ricercando parole più semplici. “Noi dominatori, in quanto tali, possediamo un dominio specifico, che sia questo l’aria, la terra, L’acqua o il fuoco. Il domino è parte di noi, proprio come mani e piedi, di conseguenza anche questo, come tutto il resto, ne viene ampliato.”

“Cioè?” chiese Rohan improvvisamente attento.

“Per i Dominatori dell’Aria come noi”, disse Meelo, “non solo ci aiuta a potenziare e perfezionare le nostre tecniche, ma con la giusta pratica ci permette di entrare in forma spirituale, di trascendere la nostra esistenza fisica e viaggiare nei piani dello spirito.”

“Senza passare dai portali?” domandò ancora il bambino.

“Già, proprio senza passare dai portali.”

“E gli altri dominatori?”

“Gli altri, vediamo…” si fece pensieroso Meelo per poi occhieggiare la sorella maggiore.

 

Jinora rispose a quello sguardo con sufficienza, ma non riuscì ad esimersi a quella chiamata in campo. “I dominatori dell’acqua usano il connubio con l’energia spirituale per curare ferite e malattie. Non a caso intervengono sui Chakra per farlo.”

“L’energia spirituale è sia dentro che fuori di noi e i punti d’accesso e di uscita sono i nostri Chakra”, spiegò Ikki. “Un po’ come delle porte, ma bisogna aprirle e la chiave per farlo è la concentrazione.”

“Uhm…” mugugnò il bambino, riflettendoci sopra.

 

“I dominatori del fuoco, tramite l’unione con lo spirito, come ogni altro dominatore possono scagliare colpi più temibili, ma questo permette loro anche di controllare al meglio le loro funzioni fisiche”, tornò a spiegare la sorella maggiore. “Possono regolare la loro temperatura corporea tramite di Chi, guarire più velocemente di altri e rigenerare le ferite con altrettanta velocità…”

“I Chi?” l’interruppe il più piccolo, “Come i bloccanti?”

“Ecco, questo è un buon ragionamento”, costatò Jinora. “I bloccanti non sono dominatori, ma intervengono sui punti di pressione proprio come i dominatori dell’acqua. In pratica fanno l’esatto contrario di quello che cerchiamo di fare noi con la meditazione. Noi apriamo i nostri Chakra, loro li chiudono.”

“Non è una bella cosa e ti posso assicurare che non fa per nulla bene”, commentò Meelo. “Il dominio per un dominatore è al pari di uno dei cinque sensi, è come ritrovarsi improvvisamente, monco, cieco o sordo. È terribile.”

“Già”, riprese Jinora, “è violento e terrificante. Chiudendo anche solo uno dei Chakra il flusso di energia ne viene influenzato. Lo spirito è l’energia su cui cavalca il dominio, se perdiamo la connessione con lo spirito, perdiamo anche la connessione con il dominio.”

“Mi sto perdendo. Cosa vuol dire questo?” Rohan guardò la sorella perplesso. “Io uso il mio dominio da sempre senza utilizzare lo spirito.”

“Questo lo credi tu, Rohan. Lo spirito è dentro di noi, fuori di noi, dentro ogni cosa. È l’energia allo stato puro, essenziale, e tutti lo utilizziamo inconsciamente. Dominarlo però è tutt’altra cosa.”

“Forse comincio a capire”, disse il bambino, “in pratica è come se i bloccanti mettessero le manette alla nostra energia, è questo vero?”

Esatto!” esultò Jinora orgogliosa.

 

“Però! Mi sa che Rohan è più sveglio di te alla sua età, sorella”, commentò divertito Meelo.

“E tu che ne sai, eri solo un poppante”, replicò stizzita la sorella maggiore.

“Qualcuno qui ha la coda di paglia!” ribatté volutamente fastidioso Meelo.

 

“E i dominatori della terra?”  La domanda di Rohan arrivò tempestiva, prima che la discussione tra i due fratelli sfociasse in bisticcio.

 

“Vero, ci dimenticavamo dei dominatori della terra”, sottolineò Meelo, battendosi il pugno su un palmo.

Jinora sorrise e fece per aprire bocca quando la vocetta acuta di Ikki la precedette. “Lo spirito”, disse la sorellina, “permette ai dominatori della terra di avere un controllo quasi totale sul territorio. Concentrandosi sul loro elemento riescono a percepire qualunque vibrazione sul e nel terreno all’interno del loro raggio d’azione.”

Forte!” esordì Rohan.

Forte, è vero!” Sorrise Ikki.

 

Per una manciata di secondi tutti e quattro i fratelli scivolarono con lo sguardo sulle acque che circondavano la loro isola, prima di respirare a pieni polmoni.

“È davvero una gran bella giornata!” disse Ikki.

“L’estate è arrivata, finalmente”, commentò a sua volta Meelo.

“Devo ammettere che mi era mancata”, concluse Jinora.

Rohan non disse la sua, limitandosi a sorridere per poi sdraiarsi sull’erba a guardare il cielo.

I tre ragazzi sembrarono accogliere quel consiglio non detto, facendo lo stesso.

 

Le nuvole rade si inseguivano nel cielo, spinte da un vento quieto e gentile.

“Già, è proprio una bella giornata!” ripeté Ikki, chiudendo gli occhi, coccolata dal sole caldo di mezzogiorno.

 

“E Korra?” arrivò improvvisa la domanda di Rohan.

“Cosa?”, “Che?”, “Eh?”, domandarono all’unisono le voci dei fratelli.

“Korra”, ripeté il bambino, “è l’Avatar e l’Avatar è il Ponte tra gli Spiriti e gli esseri umani, questo vorrà pur dire qualcosa, no? Oltretutto controlla tutti e quattro gli elementi. Come usa lo spirito, Korra?”

 

Ahhh!” esordì eccitato Meelo, utilizzando il suo dominio per balzare in piedi, in maniera tanto scenica quanto spericolata. “È una vera forza! Hai mai sentito parlare dello Stato di Avatar?”

“Quando le diventano gli occhi bianchi?”

Esatto, fratellino!” gli disse, strizzandogli un occhio e indicandolo con entrambi gli indici sparati nella sua direzione per enfatizzare quel piccolo successo.

“Non mi sembra una gran forza, però!” commentò Rohan. “Insomma, diventa più forte è vero, ma… boh!”

Boh? Boh? Come sarebbe a dire boh?” ribatté Meelo con sgomento. “Guarda che non diventa solo super mega fortissima, ma entra in contatto con le coscienze degli Avatar precedenti. Uhm… ok, questo magari prima che li perdesse e ricominciasse il Ciclo dell’Avatar, ma questa è un’altra storia. Fatto sta però, che entra in contatto con Raava, lo spirito di luce, che è uno spirito talmente vecchio che non le si contano le rughe e…”

“Non si contrano, cosa?” chiese perplessa Jinora.

“Lascia stare. Linguaggio giovanile. Sei troppo vecchia per capirlo”, la liquidò atono Meelo, scacciando via l’aria davanti al volto con una mano, prima di tornare a guardare Rohan e riprendere: “Poi c’è quella cosa dell’Unione con l’Universo, vuoi mettere?”

 

A Jinora tremava un sopracciglio, irritata dall’essere stata messa all’angolo dal fratello.

 

“Unione con l’Universo?”

“Già. Tu eri troppo piccolo, per ricordarlo”, intervenne Ikki, scattando seduta, “ma durante lo scontro con Vaatu, Korra meditò nell’Albero del Tempo, un luogo mistico nel Mondo degli Spiriti, riuscendo ad entrare in contatto con la parte più profonda dello spirito. Divenne tutt’uno con l’energia spirituale dentro e l’energia cosmica fuori di sé. Raggiunse uno stato mistico assoluto che proiettò la sua essenza gigantesca nel Mondo degli Uomini, nella nostra realtà, e gli permise di recuperare Raava dal petto di Vaatu e riportare la pace. Raccontata così sembra una favola, ma… è accaduto davvero, sai?”

“E non solo”, aggiunse Meelo, “c’è da dire che Korra non sarebbe riuscita a fare tutto quello che ha fatto senza l’intervento della nostra sorellona.”

“Cosa?” domandò il piccolo.

Jinora sorrise: Meelo sapeva essere tanto odioso quanto adorabile, a volte.

“Proprio così! È apparsa davanti a lei in forma spirituale, dicendole di non mollare, che non poteva esistere l’oscurità senza la luce e… Tutto è bene quel che finisce bene!” concluse Meelo con un inchino.

“In pratica una lotta tra spiriti eterni, combattuta con l’aiuto dell’energia spirituale e vinta proprio grazie a questa.”

Ancora esatto! Wow, sei un genio, fratellino!” commentò nuovamente Meelo divertito. “Non dovrò cominciare a preoccuparmi, vero? Ce ne basta una di secchiona in famiglia.”  

Jinora sbuffò arresa, mentre Rohan rise allegro.

 

Ikki si sollevò da terra, stirandosi verso l’alto come un gatto.

“E se ce ne andassimo in spiaggia?” propose.

Meelo fu rapido a richiamare il suo dominio, abbassando il baricentro e roteando le mani fino a formare sotto di sé una sfera d’aria che lo alzò neanche fosse un fuscello. “Chi arriva ultimo è un mollusco!” Dichiarò, cavalcando il suo domino e lanciandosi verso la spiaggia.

Cosa? Sei partito prima, così non vale?” gli gridò dietro Ikki, facendo vorticare a sua volta l’aria sotto di sé, lanciandosi rapida all’inseguimento del fratello.

 

Jinora si alzò dall’erba con tutto comodo, andare alla spiaggia non era una brutta idea, ma lei aveva il suo modo di fare le cose e quello usato dai fratelli non era esattamente quello che le ci confaceva di più in quel momento. Senza contare che le sarebbe bastato richiamare il suo dominio e planare direttamente da quella cima fino alla spiaggia sottostante per vincere quella gara.

Osservò Rohan guardare immobile nella direzione dei suoi fratelli con un sorriso sereno in volto, finalmente.

“Che c’è, non vai con loro alla spiaggia?” chiese, posandogli una mano sulla spalla.

“Naaa”, rispose il fratellino. “Ho delle scuse da fare e una lezione di meditazione da recuperare.”

“Molto saggio da parte tua”, commentò la ragazza. “Ma adesso scusami”, continuò con tono furbetto, “ho una gara da vincere!” e senza pensarci su due volte, si lanciò dalla rupe sciogliendo i ganci della sua tuta alare e godendo della piena libertà del suo elemento.

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