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Titolo: Una notte troppo lunga, Cap. 1

Cow-t 9, seconda settimana, Missione di salvataggio.
Prompt: “Nobili origini”
Numero parole: 5359
Rating: Giallo
Fandom: Saint Seiya

Introduzione: Gli anni passano, i cavalieri cambiano, i nemici cambiano, ma non i loro nobili ideali.
Genere: Azione; Urban Fantasy; Sovrannaturale
Coppia: Nessuna
Avvertimenti: Contenuti forti; Violenza

 

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Era una serata strana. Le nuove leve del Santuario erano uscite a far bisboccia dopo l’ultima battaglia, e nessuno se l’era sentita di negare loro uno svago tanto meritato.

 

Un gruppo di cavalieri, tra i più giovani, era impazzito di punto in bianco e, senza una ragione apparente, aveva portato scompiglio appena fuori dal perimetro sacro, attaccando l’Acropoli in piena rivolta e fuggendo poi nel bel mezzo della Plaka, lasciandosi alle spalle una scia di sangue e quesiti ancora aperti.

Per volere d’Atena l’incarico di debellare la minaccia era stato affidato a cavalieri giovani, il fiore all’occhiello del Grande Tempio per ascendenze illustri e capacità peculiari. Le “nobili origini” non erano tutto, però, e riportare la quiete in città aveva richiesto il supporto di un esiguo gruppo di affiliati; ragazzi apparentemente comuni, appositamente scelti dallo stesso Santuario per interagire con i civili. Sulla reale causa di questa follia non era stata ottenuta alcuna risposta, ancora, e, a sentire i portavoce del Grande Tempio, quanto avvenuto sembrava essere solo la punta dell’Iceberg, il preludio a qualcosa di più vasto che, presto o tardi, avrebbe potuto affiorare in superficie.

Lo scontro era stato duro, quindi, ma ne erano usciti vittoriosi e l’evento andava festeggiato come si conveniva.

O, almeno, questo era quello che i vittoriosi novellini avevano sostenuto di fronte ai loro supervisori. Che, incredibile ma vero, per quella volta li avevano accontentati.

 

Eppure era una serata strana: malgrado fosse primavera, una fievole brezza portava ancora con sé il freddo pungente dell’inverno. La luna splendeva muta nel cielo, rendendo il paesaggio tutt’intorno irreale; gli alberi e le case sembravano assopiti in un sonno senza fine. Per le strade non s’incontrava anima viva e nessun rumore disturbava la notte oltre il ritmo dei passi resi pesanti dall’alcool e dai festeggiamenti appena trascorsi, accompagnato da qualche risata sguaiata e immotivata. Di tanto in tanto un gatto dall’aria assonata faceva capolino dai secchioni dei vicoli meno illuminati, solo per sbirciare chi fosse a produrre tutto quel chiasso a quell’ora della notte.

 

Erano usciti tutti insieme, ma si erano divisi presto. Alcuni avevano deciso di restare ancora un po’ nella taverna in cui avevano festeggiato, altri si erano persi lungo la strada, all’altezza di un venditore ambulante di dolciumi, troppo brilli per mantenere il passo, ma… che diamine! Erano cavalieri, anche se storditi, sarebbe stato ridicolo temere cattive sorprese.

 

Stavano attraversando il parco cittadino, quando il gruppo residuo si rese conto che più della metà dei compagni si era volatilizzata nel nulla.

“Che fine hanno fatto gli altri?” chiese Alan, passandosi pigramente una mano tra i lunghi e serici capelli corvini.

“Non guardare me, erano qui fino a un momento fa”, rispose Natalija, il cavaliere della Corona Boreale, fingendo di cercarli nella borsa. Wolfie, il suo adorabile lupo della Tundra, si catapultò ad aiutarla.

“Sai come è fatta Zoe”, intervenne Shad, “si sarà incantata a guardare la luna, questa sera è meravigliosa e gli altri si saranno lasciati coinvolgere. Sai quanto sono sensibili a Zoe, Benarin e Lothar.”

“Già”, commentò la giovane con un sospiro, spostando la borsa fuori dalla portata del servizievole quadrupede. Troppo servizievole, maledizione! Un altro nanosecondo e l’ennesima tracolla sarebbe passata a miglior vita. “Però credo che dovremmo cercarli. Sono loro ad avere le chiavi di casa.”

“Per tutte le stelle del firmamento, è vero!” starnazzò Alan, “Anzi no, cosa dico? Le ho io, le chiavi” specificò, estraendole di tasca. “Però”, riprese, facendole dondolare fastidiosamente contro il naso di Shad, “credo sia meglio cercarli comunque. Lo sapete, non tutti sono così pratici di Atene. Del territorio intorno al Grande Tempio sì, ma per quel che riguarda la parte… ehm… civile, sono come dei pesciolini fuor d’acqua. Rischieremmo di rivederli tra un mese.”

“Non hai tutti i torti, ma se fossero già tornati a casa? Li cercheremmo inutilmente”, fece notare Shad, con gli occhi blu socchiusi in una smorfia dubbiosa, mentre scostava le chiavi con ammirevole autocontrollo.

 

“Allora”, suggerì Natalija, “tanto vale che tu e Alan torniate a casa per aspettarli, mentre io e Wolfie diamo uno sguardo in giro.”

“Niente affatto!” intervenne prontamente Alan, “Io non ti lascio qui, sola e indifesa”.

“Sola” scandì Natalija, con espressione torva. “Indifesa”, rincarò. E avrebbe continuato, oh se avrebbe continuato, ricordando al compagno d’addestramento ogni singola volta in cui l’aveva steso, non fosse che questi riprese prima che potesse aprire bocca, rivolgendosi a Shad: “Tu, Occhi Blu, resterai qui a proteggerla, mentre il caro Wolfie viene con me, perché è meno brillo di voi due, conosce meglio la strada di casa e sa abbaiare.” Senza attendere risposta si avviò, fischiando un “Wolfieee, qui bello! Andiamo!”

Il lupo attese immobile un gesto di assenso da parte della sua padrona, prima di scattare in una corsetta per raggiungere il cavaliere che si allontanava barcollando.

“Che tipo!” esclamò Shad, sorridendo alla ragazza accanto a lui.

“E pensare che il più brillo tra noi è proprio lui”, commentò Natalija, con finto disappunto.

“Non te la prendere, dai!”, cercò di rincuorarla Shad, “Se è davvero come dici, hai fatto bene a mandare Wolfie con lui, non trovi?”

La ragazza si voltò a guardarlo, gli occhi verdi, luminosi al chiaro di luna, colpirono Shad con un dolore piacevole quanto familiare. Ammutolito, restò ad osservare la mano che lei faceva scorrere tra i capelli tinti dei colori dell’arcobaleno, in una riuscita imitazione del gesto ricorrente del loro amico.

Scoppiarono a ridere, e tornarono sui loro passi alla ricerca dei dispersi.

 

“Chissà cosa stanno combinando”, riprese Shad con un sorriso, fermandosi a naso in su, a osservare la luna.

“Chi?”

“Pensavo a Benarin e a Lothar. È da quando ci siamo riuniti alla villa che cercano di farsi notare da Zoe.”

“Credo che Zoe non se ne sia neanche accorta. Sai com’è fatta, ha la testa tra le nuvole ed è persino troppo ingenua, a volte.”

“Già, ma anche tu non sei da meno”, cantilenò lui, un po’ derisorio.

“Bah…” sbuffò lei, “Smettila di prendermi in giro”, gli intimò, battendogli un colpetto sulla spalla a pugno chiuso.

Lui sorrise. “Nat”, la voce gli si ridusse a un sussurro, mentre, fissando lo sguardo in quello della ragazza, le si avvicinava deciso. “Mi piaci. Sei carina anche quando ti arrabbi.”

“Perché fai così?” domandò lei intimidita, “Lo sai che non mi piace quando fai lo stupido, quindi perché non ci dai un taglio?”

“Perché”, ripeté a sua volta mal trattenendo un sospiro, sfiorandole la guancia con una carezza leggera, mentre l’altro braccio le si avvolgeva inaspettatamente attorno ai fianchi, attirandola maggiormente verso di lui, “vedi, io…”

 

Gli occhi chiari del ragazzo fissi nei suoi e quello sguardo deciso le fecero mancare il respiro, confondendola come mai le era capitato prima d’allora. Natalija non conosceva Shad da un giorno, ma per la prima volta non sapeva cosa dire o fare in sua presenza; per la prima volta, in un secondo, il ragazzo aveva azzerato le distanze tra loro.

 

“Io…” riprese lui, avvicinando pericolosamente le labbra a quelle di Natalija fin quasi a sfiorarle. “Vedi, Nat, io ti…”

Inaspettatamente qualcosa sfrecciò nell’aria accanto ai due ragazzi, conficcandosi nel terreno.

“Una lama?”, balenò nella mente di entrambi in un attimo, distraendo i loro pensieri e i loro sguardi nel tentare di trovare un significato a quel nuovo evento.

Qualcuno rise nel buio: “Bene, bene! Guarda cosa abbiamo qui. Un cucciolo di cavaliere e il suo spasimante.”

Ancora all’unisono si voltarono verso quella voce e trovarono, ad attendere i loro sguardi, tre strani individui in armatura bianca. Sembravano corazze da cavaliere, ma non erano definite, come fossero semplicemente abbozzate, incomplete.

“Chi siete?” chiese il cavaliere della Corona Boreale con durezza.

“Siamo i servitori di Crono, custode dello Skulkur, il libro degli incantesimi” dissero ad una sola voce.

“Skulkur?” esclamò Shad sorpreso, “Credevo fosse solo una leggenda: non pensavo che esistesse davvero quel libro.”

I tre tacquero, mostrando volti tirati a quelle parole.

“Quindi voi dovete essere i demoni incatenati dagli Algar nelle parole del libro maledetto e condannati a servirne in eterno il possessore”, continuò Shad, rammentando quanto appreso durante i primi anni del suo addestramento sul potere mistico di vecchi artefatti.

I volti dei tre stranieri dall’armatura candida si corrugarono maggiormente e poi fu un attimo, quello tra i tre dall’aspetto più giovane, dai capelli e dagli occhi di un verde sbiadito, si avventò contro Shad, scaraventandolo diversi metri più in là. “Taci mortale!” intimò furioso.

“Cosa diav…”, Natalija non fece in tempo a intervenire, colta alla sprovvista dalla velocità del colpo che aveva allontanato l’amico dal suo fianco.

“Non sai quello che dici, chiamandoci irrispettosamente demoni”, continuava l’uomo, “Noi siamo gli Algar e le nostre origini hanno radici più profonde e più nobili di quelle che hanno dato il potere a quest’acconto di Cavaliere”, poi, volgendosi ai due compagni, aggiunse con tono severo: “Io scelgo quest’uomo, me lo merito! L’ho attaccato per primo” e tornando a guardare il ragazzo in terra, riprese con ritrovato rancore: “Stremerò il tuo corpo e ne tirerò fuori l’anima, così sarà solo mio, piccolo e inutile umano.”

 

Shad spalancò gli occhi, alzando il capo dal suolo e puntando lo sguardo in quello del demone che l’aveva colpito, bloccandone il blaterare.

Natalija non riuscì a trattenere un ghigno divertito. Probabilmente quel tizio non si aspettava che il suo amico avesse la forza di reagire dopo un attacco di quella portata.

Il ragazzo si pulì col dorso della mano il sangue che gli colava dalle labbra, il colpo l’aveva subito eccome, ma il suo orgoglio non gli permetteva di mostrarsi meno che sicuro nel sollevarsi dal terreno e riprendere con fare volutamente provocatorio: “Già, quasi dimenticavo, l’unico modo che avete voi ragazzi per sfuggire alla maledizione è entrare in un altro corpo. Un corpo umano, meglio se di un cavaliere”.

 

L’altro dopo un primo attimo di stupore lo guardò allargando le labbra in un ghigno a metà tra il malvagio e il soddisfatto. “A quanto pare sei più resistente di quanto sembri”.

Shad, nuovamente in piedi, scosse il capo sogghignando a sua volta e fissando il demone negli occhi: “Non ne sarei tanto lieto, fossi in te, perché vedi, questo corpo è già impegnato e non ho intenzione di cederlo tanto facilmente.” Gli occhi verdi davanti a lui sussultarono come pervasi da violenta ira.

Attacco del Crep…”, un richiamo accennato da parte dell’uomo dall’armatura fantasma, mentre si preparava a polverizzare quell’umano irriverente.

Fermo Sarn!”, lo interruppe il demone dall’aspetto più maturo tra i tre e da occhi e capelli bianchi come la protezione che vestiva.

“Ma Arken…”, protestò questi, scansando un calcio feroce. Decisamente la ragazzina non stava con le mani in mano.

“Non conviene sprecare energie per un misero umano, i nostri colpi più potenti vanno preservati per un cavaliere”, aggiunse voltandosi verso Natalija, “Sistemiamo a dovere la nostra preda, poi potrai fare del suo amichetto quello che vorrai.”

L’aria attorno alla ragazza si stava lentamente condensando in fredda brina.

“Sarn, Arken ha ragione”, intervenne quello dei tre che non aveva parlato fino a quell’istante, e che mostrava una folta chioma celeste come i suoi occhi, “ricorda cosa ha detto Crono: mai usare lo stesso colpo con un cavaliere, potrebbe rivelarsi fatale. E noi lo sappiamo bene.”

A quel nuovo intervento il demone dagli occhi verdi assunse un’espressione pentita, mentre l’attenzione degli altri due fu in quell’istante tutta per Natalija.

“Milady”, chiamò il coro di due voci, mentre entrambi i bianchi demoni si piegavano burlescamente in un profondo inchino, “siamo giunti fin qui per rubarle l’anima!”

 

“Milady? Mi avete preso per Saori Kido?” Chiese strafottente la ragazza, inchinandosi a sua volta. “E con tutto il rispetto per tali gentiluomini, l’anima è mia e me la gestisco io! Armatura della Corona Boreale!”, ordinò infine e questa giunse, evocata, a rivestirle il corpo con il suo cristallo.

 

Sguardi gelidi riempirono lo spazio tra i demoni e il cavaliere, prima che l’uomo dagli occhi celesti balzasse in alto, verso il cielo scuro, avvolto da una improvvisa e fitta coltre di nebbia luminescente.

Distratta da quella evoluzione Natalija non fece in tempo a scorgere i movimenti di Arken e Sarn che rapidi l’aggirarono.

Polvere di stelle!” dichiararono tre voci come fossero una soltanto.

Se ne rese conto troppo tardi: una pioggia di luce stava per colpirla senza concederle spazio di manovra circondata dai tre fantasmi in armatura.

“Diamine, ma cosa…?” giunse alle orecchie della ragazza la voce sofferente dell’Algar che l’aveva distratta, piombando al suolo.

Il cielo sopra di lei era finalmente libero e poteva “volare”. Rapidamente eluse i colpi combinati dei rimanenti avversari, balzando sopra il fascio di energia luminosa che questi stavano emanando per atterrare poco più distante.

Maledizione Waah, ma che t’he preso?! Era nostra ormai!” gridò Sarn, voltandosi di scatto verso il compagno in terra e trovandolo a tenersi il ventre sanguinante.

Waah era stato colpito da qualcosa, ma cosa?

I suoi tre aggressori lo ignoravano, ma Natalija sapeva bene chi aveva atterrato l’incauto demone.

“Guarda!” esclamò esitante Arken, indicando alle spalle di Waah, una sagoma scura stagliarsi attraverso il restante pulviscolo lattiginoso dei colpi lanciati.

“Shad”, sussurrò il cavaliere della Corona Boreale con malcelata soddisfazione.

Ed era proprio il suo amico Shad, che appariva mentre la nebbia si dilatava: si librava sospeso a un metro da terra, mentre i suoi capelli neri erano smossi da un vento inesistente. In volto aveva disegnata la smorfia di chi bramava sangue e sofferenza: le labbra socchiuse in un sorriso di presunzione, mentre gli occhi mostravano un’ombra di fitta crudeltà. Intorno a lui fluttuavano nell’etere pronti a scagliarsi sul nemico lance di pietra, la manifestazione fisica dei suoi poteri.

“Ma allora non è una persona normale. Che sia…”, esordì Sarn.

“No, non è un cavaliere, non sta bruciando nessun cosmo”, l’interruppe Arken.

“Allora”, chiese Waah con una smorfia di dolore, mentre estraeva un dardo di pietra dalla ferita “chi diamine è?”

“Lui è Shad”, rispose Natalija con un tono deliziosamente appagato, “capitano del Team Alpha del Subject's Control Esp ed a quanto pare l’avete fatto arrabbiare.”

“Team Alpha?!” ripeté il più giovane dei demoni, “Crono ci ha parlato di loro, sono umani che ricavano la loro forza dalla mente, non dal cosmo.”

Gli altri due annuirono.

“Beh, poco male, eravamo venuti per la Corona Boreale, ma ci porteremo via anche il capitano del Team Alpha, abbiamo una questione aperta con lo SCE”, commentò Waah con occhi fiammeggianti d’odio.

“Cosa avete intenzione di fare allora?” li richiamò la ragazza con una vena d’ironia nella voce. “Siete qui per combattere o per chiacchierare tra voi come vecchie comari?”

“Bada a quello che dici, ragazzina!” inveì Waah, “Polvere di…

“No, cari”, lo interruppe Natalija, convogliando le energie fredde attorno a lei e gelando il respiro al demone ferito, “avete già fatto la vostra mossa. Ora spetta a me mostrarvi l’unica polvere degna di nota: Polvere di Diamanti!” dichiarò a piena voce così come gli era stato insegnato da chi di quell’arte aveva fatto un vanto, liberando l’energia del suo cosmo e scagliando colpi rapidi, ammantati di cristalli e gelo, contro i suoi avversari.

Sarn e Waah vennero colpiti in pieno, mentre Arken riuscì a evitare, il cavaliere non avrebbe saputo bene dire come, l’attacco.

“Dannazione”, mugugnò Sarn stringendosi un braccio congelato, “E dire che Crono aveva detto che si sarebbe trattato di un gioco da ragazzi rapire questa mocciosa.”

“Crono? Crono è ancora sigillato e lo resterà per un pezzo. Non dovreste saperlo?” li schernì il cavaliere della Corona Boreale, mentre Shad le si avvicinava, poggiandole una mano sulla spalla. Si voltò a guardarlo: aveva negli occhi ancora quella tremenda espressione d’odio, come se non fosse più in grado di provare nulla, oltre all’assoluto disprezzo per coloro che lo avevano costretto ad agire come esper.

“Lascia che sia io a finirli” disse, abbandonando la spalla della ragazza e alzando entrambe le mani verso il cielo, mentre il vento cominciava il suo vorticare. “Vediamo come se la cavavano contro le mie Lame del Vento”. Le mani si mossero rapide, a palmi aperti, in avanti e il vento che aveva iniziato a muoversi attorno ai due ragazzi investì i guerrieri nemici con una potenza e una rapidità indicibile. Quella era la manifestazione più temibile del suo potere: la capacità di spostare velocemente le masse d’aria l’una sull’altra comprimendole tanto da renderle taglienti come migliaia di lame.

No! fermo!” lo raggiunse il grido di Natalija.

“Perché?” chiese con uno sguardo crucciato.

I demoni caddero riversi a terra grondanti di sangue, feriti da lame invisibili.

“Non ucciderli. Non voglio”, gli rispose lei severa.

Natalija vide Shad abbassare il capo pentito, mentre lo sguardo mutava, mostrandosi addolorato e… spaventato, non avrebbe potuto descriverlo diversamente. Lei sapeva cosa provava l’amico quando usava i suoi poteri, non era certo la prima volta che lo aveva visto in quelle condizioni e ne avevano parlato: Shad non amava farne uso, lo riportava con la mente ai giorni passati nelle celle di quel maledetto centro per lo studio dei poteri extrasensoriali; a tutte le torture alle quali sottoponevano lui e i suoi compagni con la scusa si trattasse solo d’esperimenti. Esperimenti, sì certo, espedienti sadici studiati per spingere dei bambini soli e terrorizzati al limite!

Non incrociava il suo sguardo e il cuore di Natalija si sentiva devastato dall’angoscia e dall’impotenza, mentre quelle iridi chiare sembravano sempre più vacue, perse dietro i ricordi del passato, l’unico che il ragazzo conosceva e che avrebbe preferito poter dimenticare.

Quando la ragazza trovò la forza di voltarsi di nuovo, dei tre demoni non c’era più traccia.

 

“Ma dove…?” accennò Natalija, mentre un chiarore in lontananza illuminava quella notte.

“Oh, no!” esclamò Shad, sgranando gli occhi su quella luce, “Gli altri! Sapevano di te, che eri qui, non potevano non sapere anche di loro e lo Skulkur contiene ben più di tre demoni.”

 

Si lanciarono in direzione di quei bagliori: sembravano provenire dai pressi del laghetto.

Natalija giunse per prima sul posto, grazie alla velocità da cavaliere, e, davanti ai suoi occhi, come in un film dell’orrore, apparvero i suoi amici: Sherak della Fornace, Benarin e Lothar erano feriti e sanguinanti. Venivano colpiti ripetutamente da tre di quei maledetti demoni dall’armatura bianca. Il cavaliere dagli occhi e capelli vermigli e i due gemelli erano schierati in cerchio attorno a un piccolo gruppo di persone che frignavano disperatamente come bambini terrorizzati. Sherak non poteva usare le sue capacità: l’energia scatenata dai suoi colpi avrebbe potuto uccidere quelli che stava cercando di difendere e insieme ai due compagni si poneva di sua spontanea volontà come scudo agli attacchi nemici.

Le luci del combattimento dovevano aver richiamato l’attenzione di quelle persone. Si erano rivelate un intralcio, ma erano innocenti e i ragazzi non potevano permettere che accadesse loro nulla di male.

 

Zoe di Cefeo era la più distante dal gruppo. Si trovava sulla riva del laghetto e aveva ingaggiato battaglia con ben tre servitori dello Skulkur. Se li era tirati dietro per facilitare le cose ai suoi compagni, ma non era stato sufficiente e combattere da sola contro tre nemici non si era rivelata un’impresa poi tanto semplice.

 

Senza rifletterci troppo Natalija concentrò il suo cosmo e la Polvere di Diamanti colpì alla velocità della luce uno degli assalitori dei tre ragazzi. Ci fu un attimo di quiete. Tutti si voltarono all’indirizzo della giovane guerriera.

 

“Avete bisogno d’aiuto?!” chiese lei ambiguamente, mentre sul volto dei tre compagni appariva il sorriso di chi sapeva di essere finalmente a una svolta.

“Naaa”, ironizzò Sherak, “ce la stavamo solo prendendo comoda, che non si vedeva?”

Qualche secondo e anche Shad giunse a dare manforte.

L’arrivo dell’esper metteva ulteriori e nuove carte in gioco: un unico sguardo condiviso con gli occhi verdi di quella Testolina Variopinta indicò al ragazzo come procedere e, mentre l’aria cominciava ad animarsi, il cavaliere della Corona Boreale si lancia in soccorso di Zoe.

 

Il cavaliere di Cefeo se la stava vedendo brutta, ma non era più sola. Natalija le era quasi accanto, quando… “Ci rincontriamo.”

Quella voce.

La ragazza alzò lo sguardo e si trovò davanti l’inconfondibile chioma candida del demone... "Arken. A quanto pare non possiamo fare a meno di incontrarci oggi”, disse lei con ritrovato sarcasmo. La strafottenza per lei era come una seconda madre. “Come state tu e i tuoi amichetti? Mi sembravate un po’ malconci prima, o sbaglio?”

Quelle due nuove presenze portarono Zoe e gli altri tre demoni a cessare per un attimo le ostilità.

“Stiamo bene, grazie del pensiero”, fu pronta la risposta dell’altro, “Sai, noi Algar guariamo piuttosto velocemente.”

“Noi”, ripeté Natalija, mentre un fosco presagio nasceva in lei: lo sguardo si spostò automaticamente verso i compagni lasciati indietro ed ecco quel sentore palesarsi con oscena vividezza: Waah e Sarn erano giunti a spalleggiare il resto dei loro nemici contro Sherak e gli altri.

“Scusate”, disse Zoe, riportandola con i piedi in terra, “non per disturbare il vostro ritrovato idillio, ma non vi sembra un tantino eccessivo, quattro prodi guerrieri contro due gentili donzelle?”

“Gentili?” obbiettò uno dei demoni che fino a qualche secondo prima stava affrontando la ragazza dai capelli color miele, “Ho il naso a pezzi dopo la tua dolce carezza!”, concluse ammantandosi di fiamme e lanciandosi all’attacco.

 

Lo scontro riprese più feroce di prima.

I nemici avevano una rapidità pari a quella dei cavalieri loro avversari e i loro attacchi scatenavano la furia degli elementi e ogni loro derivato: l’aria, la terra, l’acqua, il fuoco, la luce, l’oscurità.

Natalija cominciava a risentire della stanchezza e Zoe sembrava quasi al limite quando chiese: “Ma questi non si stancano mai? Nat, riesci a vedere se gli altri sono riusciti a mettere in salvo i civili?”

La compagna controllò e “Maledizione!” ringhiò, “Non ancora!”

“Allora tocca darci una mossa, finire rapidamente questi quattro idioti” dichiarò Zoe, mentre i suoi occhi verdi si riducevano a due fessure, “e filare a dare una mano alla truppa, non trovi Nat?”

Il cavaliere della Corona Boreale annuì, ghignando maliziosamente alle sue parole: Zoe aveva in mente qualcosa, non sapeva ancora cosa, ma sicuramente sarebbe stato divertente assecondarla.

“Sfodera il tuo gelo, Coroncina”, disse a quel punto “e danza al mio stesso ritmo.”

“Con estremo piacere, amica mia”, rispose Natalija richiamando il ghiaccio siderale, disegnando nell’aria le stelle della costellazione che le conferiva il controllo sulle energie fredde, per scatenarlo all’unisono con l’altra ragazza verso i loro nemici.

Immolazione del Re!” Dichiarò il cavaliere di Cefeo, mentre catene cosmiche saettavano dal basso, perforando il suolo, scagliandosi contro i nemici, immobilizzandoli tra le loro spire, mentre Natalija invocava “Aurora del Nord!” e ad ogni colpo inferto il gelo s’infondeva silenzioso da quelle catene fin nelle viscere di chi ne era stritolato.

Tre dei loro nemici caddero in terra privi di sensi, quando la fisica illusione delle catene si dissipò nell’etere, lasciando solo i loro corpi in parte ghiacciati ad adornare il campo di battaglia; solo uno restò in piedi.

“Complimenti Zoe di Cefeo e Natalija della Corona Boreale. Siete in gamba, ma non quanto me!” giunsero le parole di Arken.

“Credevo di averti colpito”, commentò Natalija sorpresa.

“Infatti”, rispose l’uomo mostrando il braccio destro che portava evidenti i segni del colpo inflitto sulla sua armatura candida.

“Avete uno solo problema voi cavalieri, siete giovani e lottate ancora senza cercare il sangue del nemico.” Si voltò verso i suoi tre compagni in terra. “Potevate finirli con estrema facilità, erano in vostra balia, ma non lo avete fatto. Nessuna della due ha ucciso uno soltanto dei suoi avversari. Al contrario a noi non interessa portarvi da Crono vive o morte.” Le osservò in silenzio per un istante. “Questo vostro atteggiamento vi sarà fatale. Fatevi sotto, ora!”

“Con estremo piacere” rispose Zoe, porgendosi in avanti pronta ad ingaggiare nuovamente battaglia.

“No!” intervenne Natalija bloccandola per una spalla. “Lascialo a me, abbiamo un conto in sospeso io e il nostro amico.”

Arken annuì soddisfatto.

“Come vuoi, Nat”, disse Zoe con un filo di incertezza nella voce, malgrado lo sguardo deciso dell’altra ragazza. “Andrò ad aiutare gli altri, ma bada a te: se ti fai ammazzare non ti rivolgerò più la parola, chiaro?” Le strizzò l’occhio allontanandosi.

“A noi due”, dichiarò Arken, gettandosi all’improvviso verso il cavaliere rimasto.

 

Natalija non aveva veri e propri colpi di difesa, ma, come diceva sempre Zio Mark, quale migliore difesa se non l’attacco?

Aurora del Nord!” evocò, mentre scatenava il gelo contro il nemico.

“Pessima mossa cavaliere”, sfotté lui, avvolgendosi di nebbia lucente e rendendo vano l’attacco della ragazza. “Non sottovalutare noi Fantasmi. Ho già conosciuto questo attacco.”

La voce del demone… non proveniva più da davanti a lei, bensì… dalle sue spalle.

Si voltò velocemente, cercando di colpirlo e non essere presa di sorpresa, abbinando il suo colpo preferito alle gambe, anziché alle mani, ma l’Algar le fu nuovamente alle spalle. Gli artigli dell’armatura l’afferrarono saldamente il capo, infilzandosi nella carne, mentre la nebbia calda del demone l’avvolgeva, privandola misticamente di forza e vitalità. La lama al braccio dell’armatura bianca pigiava con forza contro la gola della ragazza.

Grazie, Zio Mark…

 

“Sei finita, cavaliere!” proclamò il fantasma con uno spaventoso sorriso. “La famosa Corona Boreale, erede del Crystal Saint, discendente della grande stirpe dei combattenti dei ghiacci… Tz! Nient’altro che una ragazzina che gioca alla guerra”

Natalija sentì il sangue scorrerle caldo fuori dalla ferita, scivolando contro la lama, tingendo di rosso il candore della corazza dell’avversario. Tentò di liberarsi, ma ottenne soltanto una stretta più forte, e una risata feroce. “Cosa ne penseranno di te i tuoi famosi zietti? E la tua mammina, Nobile cavaliere?” la derise.

 

Ad un tratto, però, la morsa dell’Algar si bloccò.

“Perché non urli?” chiese, “Non hai paura di morire?”

La lama si scostò dal collo della ragazza come per concederle di parlare.

“Sì, mi spaventa, ma sono un cavaliere, come dici tu. So da sempre di poter morire in battaglia.”

Un attimo di silenzio avvolse i due contendenti, mentre la foschia luminosa cominciava a dissiparsi.

“Morire è da stupidi!” sbottò il bianco demone, “Cavalieri, non cambiate mai! È questa la lezione che vi impartiscono ancora le vostre nobili origini?”

La sua presa cambiò: la mano dell’Algar scivolò sul collo della ragazza, stringendo con forza, non permettendole di dare risposta.

“Prima…” le sussurrò con voce cupa, accostandole la bocca all’orecchio, mentre Natalija sentiva mancare il respiro, “…col tuo amico, quando stava per ucciderci, perché lo hai fermato?”

La ragazza sorrise a quelle parole, mentre il demone indeboliva la stretta.

“Non conosco la vostra storia”, disse lei, “non so di quali colpe vi siate macchiati, ma se è vero che siete costretti a servire il possessore di un libro demoniaco, non siete voi quelli da punire.”

Gli artigli le liberarono il capo.

“D’accordo, Natalija della Corona Boreale”, disse l’Algar con voce severa, “per questa volta va così, ma ci rincontreremo.”

La ragazza sentì anche la presa sulla gola indebolirsi per poi svanire del tutto.

Si voltò di scatto, scoprendosi nuovamente in grado di muoversi, ma del demone non c’era più traccia. Si sfiorò il collo lì dove avrebbe dovuto quanto meno sentire dolore.

Ma… cosa!?” Si guardò la mano: non c’era traccia di sangue sulle dita.

Eppure… ne era certa, era stata ferita, allora come mai non ne era rimasta la minima traccia?

Per qualche secondo restò ferma, confusa, prima di scuotersi e portare il suo aiuto ai compagni ancora in lotta.

 

Fu mentre si avvicinava agli altri che vide nuovamente Arken. Aveva richiamato accanto a lui sia Waah che Sarn. Stava dicendo loro qualcosa. Natalija li vide crucciarsi prima di disperdersi nel nulla, abbandonando il resto degli Algar, ora in minoranza.

 

“Serve ancora aiuto?” chiese la ragazza, lasciandosi scivolare seduta su un tronco d’albero in terra, “O posso fare da spettatrice?”

“Guarda, guarda pure”, le sorrise Sherak, massaggiandosi una spalla sanguinante e sedendosi a sua volta. “Sono stanco, penso che mi riposerò un po’ anche io. A quanto sembra che anche i nostri Amici siano allo stremo delle forze ormai.”

I tre demoni rimasti, chiusi in difesa, arrancavano per lo sforzo di resistere agli attacchi.

“Che fate?” disse loro Benarin a quel punto. “Ve ne andate di vostra spontanea volontà e la chiudiamo qui o preferite che ci pensi io con le mie onde soniche?”

I demoni si scambiarono sguardi contrariati, ma poi, dopo qualche secondo di riflessione, approfittando dell’attimo di calma concesso dall’intervento dell’Esper del Team Alpha, sparirono come neve al sole.

 

“Come stanno i civili?” chiese Zoe a Benarin.

“Direi bene, se la sono cavata solo con un bello spavento”.

“Già”, approvò Lothar, “penso che la prossima volta che vedranno strane luci nel cielo correranno nella direzione opposta.”

“Non credo che tireranno fuori il naso da casa neanche per il fuochi di capodanno!” li derise Benarin.

Zoe si rivolse a quelle persone: “Mi raccomando, acqua in bocca, intesi?”

“Di cosa ti preoccupi, Zoe?”, intervenne Sherak, “anche se raccontassero quello che hanno visto, nessuno gli crederebbe.”

“Questo è vero”, approvò il cavaliere di Cefeo, “Ma è vero anche che mi dispiacerebbe se venissero internati come malati di mente per ciò che hanno visto, perché è impossibile che lo abbiano visto, anche se effettivamente è quello che hanno visto e…”

“Fermati! Fermati, ti prego”, la interruppe Shad, “non credo che mi siano rimaste sufficienti capacità mentali in questo momento per continuare a seguire il tuo discorso.”

Zoe sbuffò offesa.

Il ragazzo le sorrise.

“Non te la prendere”, disse Natalija, “lo sai che Shad non ama i discorsi troppo articolati, specialmente dopo una battaglia, e tu, quando vuoi, sei una vera maestra in questo.”

Zoe sorrise all’amica.

 

“Conviene che qualcuno accompagni i civili alle loro abitazioni. Qualche demone potrebbe essere ancora in giro e quello di cui abbiamo meno bisogno, ora come ora, è concedergli degli ostaggi”, fece notare Benarin.

“D’accordo”, disse Lothar, “mi offro volontario.”

“Non se ne parla, fratello, sei ferito”, disse Benarin, “faresti meglio ad andartene a casa.”

“Lo penso anch’io”, disse Natalija.

“Naaa, sto benone. Oltretutto sono l’unico che può risolvere il problema che angustia la nostra Zoe, o non ve lo ricordate?”

Uno sfarfallare d’occhi seguì quella domanda, prima che Natalija esordisse con un “Oh, già!”

“Già, sì!” sottolineò il telepate, alzandosi dal terreno dove si era lasciato cadere per riposarsi qualche secondo. “Li porto a casa e gli cancello gli ultimi ricordi. Un gioco da ragazzi e sono anche economico, in cambio chiedo solo un bacio.”

“Oh beh, mi sacrificherò con piacere, amico mio!” disse il cavaliere dai capelli rossi, facendo spallucce.

“Che… cos!? Ma Sheraaak!” Protestò il biondino dagli occhi scuri, prima di scoppiare a ridere di gusto sotto lo sguardo confuso di Zoe e il gesto di diniego di Benarin e Natalija.

 

“Mi sembra una buona idea”, intervenne dopo qualche secondo Shad, sempre più serio degli altri, “ma non conviene muoverci da soli, come abbiamo visto attaccano in gruppo, quindi propongo che Benarin e Lothar accompagnino questa gente. Io mi occuperò di Sherak, anche lui è malmesso, così lasciamo voi signorine a fare quello che vi riesce meglio: correre in aiuto degli altri. Qualcosa mi dice che potrebbero non passarsela troppo bene.”

 

Annuirono quasi all’unisono a quella proposta, e stavamo per avviarsi quando Shad, “Nat, hai un momento?” chiese.

La ragazza annuì, volgendosi poi verso Zoe e dicendo: “Vai avanti, ci metto due secondi e ti raggiungo, parola di scout!” Al cenno affermativo dell’amica si accostò a Shad, mentre anche Sherak attendeva poco distante.

“Volevo parlarti riguardo a prima…”, le disse.

Prima quando?” gli chiese lei.

“Prima che ci attaccassero. Quando stavo per…”

“Lascia stare”, lo fermò lei, “ho capito perfettamente. Abbiamo solo esagerato con i festeggiamenti, poi questa meravigliosa luna piena, il momento. Eravamo solo io e te…” disse con fare scherzoso, “…siamo amici, no? Nulla può incrinare il nostro rapporto, neanche qualche bicchierino di troppo, non credi?”

“Già”, disse lui, abbassando il capo con in volto uno strano sorriso. “Amici, noi siamo amici, ma non sono sicuro che… insomma io…”

“Devo andare ora. Ne parliamo un’altra volta, ok? Ho detto a Zoe che ci avrei messo un attimo e invece…” L’interruppe lei.

“D’accordo”, acconsentì il ragazzo a quel punto, “accompagno Sherak e torno da te. Aspettami”, terminò strizzandole l’occhio.

“Bene, ti aspetterò allora, ma vedi di sbrigarti”, disse lei, sorridendogli scherzosa prima di correre dietro all’amica.

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